| Tecniche di Counseling I |
Il Counseling in ottica sistemico-relazionale
1) La presentazione del corso (ovvero "quale contesto")
Il lavoro del terapeuta sistemico-relazionale inizia dai primi atti costitutivi della relazione terapeutica stessa. L’attenzione agli elementi contestuali è finalizzata fin dall’inizio a modificare il processo che porterà alla diagnosi, dall’etichettamento alla chiamata, attraverso la trasformazione dei significati, ovvero, per utilizzare la terminologia di Bateson, la trasformazione delle cornici e dei contesti. Il lavoro del counselor sistemico-relazionale si pone come elemento di confronto e facilitazione per il cliente, rispetto ad una generica richiesta di aiuto. Attraverso il raccontarsi e ri-raccontarsi del cliente, coppia, individuo, famiglia che sia, il counselor sottolinea e in parte riordina ciò che viene detto, senza aggiungere nulla, senza interpretazioni. Il counselor aiuta il cliente ad ampliare il proprio punto di vista sottolineando nuove aperture nell’interazione con “il reale” attuale del cliente. 2) Il primo contatto telefonico
3) Il primo colloquio
4) Assiomi della comunicazione
5) I nostri punti di riferimento
6) L’atto diagnostico: ordine da rumore
7) Che senso ha parlare di “ normale ” e “ patologico “ ?
8) Il concetto di contesto
9) Il ciclo vitale
10) Eventi critici e ciclo vitale
11) Il lutto 12) La depressione 13) Sistemi e sottosistemi 14) Famiglia operatore e adolescenza 15) Le famiglie ricostituite 16) Famiglia operatore ed esempi d’intervento Sistemico-relazionale nell’approccio con anziani 17) Il contributo di L.Cancrini 18) L’intervento con la coppia 19) L’intervento con i disturbi alimentari 20) L’intervento sistemico-individuale 21) Come si conclude l’intervento di counseling Il percorso svolto rappresenta metaforicamente le azioni agite nell’intervento di counseling: presentazione, accoglienza, contratto, intervento, distacco. I punti raccontati rispetto ad aspetti psicopatologici, tipo “cos’è la depressione” in realtà sono stati inseriti su richiesta di alcuni gruppi. I concetti a cui tengo di più in effetti sono quelli di contesto e di ciclo vitale. Contesto in quanto matrice di significati; ciclo di vita in quanto sottolinea tappe evolutive tanto critiche quanto normali nella vita di individui e famiglie. Il lavoro con il ciclo vitale consente anche di evidenziare un altro aspetto del lavoro di counseling che si evidenzia in un “chiarimento” della richiesta di aiuto da parte del cliente. Il lavoro con il ciclo vitale consente inoltre all’operatore di confrontarsi con i propri limiti. Alla luce delle esperienze pratiche riportate, il contesto di riferimento dove gli operatori hanno svolto pratica, spesso si è rivelato a bassa soglia. In questo senso è stata inserita anche l’analisi dei contesti di lavoro: centro pubblico, privato, privato sociale, eccetera. Non ultima la supervisione con l’équipe di lavoro come protezione per l’operatore. Per quanto riguarda l’apprendimento in realtà viene utilizzato tutto il possibile a cui attingere con le loro esperienze e che possa aiutarli a pensare. Va bene tutto quello che è cultura: film, libri, mostre d’arte, esperienze, racconti o altro. In sintesi che li aiuti a pensare a somiglianze e differenze fra sé e l’altro da sé. In questo ciclo di incontri do per scontato il lavoro autoreferenziale dando più spazio al metaforico setting in quanto so che è affrontato da altri didatti.
Bibliografia di riferimento
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«L'anima libera è rara ma quando la vedi la riconosci, sopratutto perchè provi un senso di benessere quando gli sei vicino» Charles Baudelaire |